SEGNI 20cl - la carie ai tempi di Prodi

M'aveva già messo le mani in bocca quando ho visto la Xmas. Quella di la Russa, del memento audere semper, di Salo' e del vate onanista.

Subito, li' per li' m'è sembrato, festivo, il piccolo gadget. Qualcosa di natalizio, come happy Xmas, o che ne so, un squadra di baseball!Che altro si può scrivere sulla fettuccia che serve a portare al collo il cellulare!

S'è avvicinato e l'ho visto. Già m'imbarazzava con domande sul tartaro e non ho potuto farne a meno. Mi ricordava la naja ed un capitano che il dieci lo vedeva solo in cifra romana e lo preferiva su campo nero. Eravamo  poi della decima compagnia, tutt'altro che memori, ma tanto bastò a farci incollare ignari uno scratch poco dannunziano sulla spalla. Godette, ma godette un sol giorno, nel vederci marciare. C'era l'apologia di Fascismo.

Mi stava già trapanando quando chiesi conferma « è dfunqfue fcomune la pfassione che fpa fpatacche? ». (Dissimulavo l'apprensione col piglio intellettuale di chi vuol capire se gli eroici sommozzatori s'erano del tutto dati alla pin-up.)

« La conosce » (un barlume). Gli s'illuminarono gli occhi. Già danzavano di fronte a lui cori camerateschi cari ad altri tempi. Sorrise. Chissà in lui, più' in là, il piacere d'un amaro parlando del Carnaro...

« Certo – recitai consapevole, sempre con la effe trapanata – ne ha fatte di porcherie durante il fascismo ». (Già soppesavo il mio coraggio, e mi chiedevo se bastasse l'eroismo dalle mani in bocca o se non fosse servito alzarmi dalla sedia.)  Andarmene sbattendo la porta (plateale), come certamente altri fecero. M'intravidi poi, cretino, in strada col dente aperto, alla mercé di un dentista socialista che non fa fattura.

Rimasi. (Lui deluso.) Poi recito' (lui senz'effe), d'una compagnia ardimentosa ch'esisteva ben prima del duce. Delle lor prodezze, di tecnica e coraggio, e d'altre cose (scordando Borghese).  Gl'occhi s'accedevano e la bocca esalava MS. Gloria dell'esercito al servizio del re e dello stato.

Il merito era salvo, sanata la carie. Concluse dicendo piano, all'orecchio, come per otturare, in finale « stia tranquillo non sono fascista! ». 

Ma erano i tempi di Prodi e sorrisi. Lui disse d'un dente del giudizio. Disse dell'immondizia, che loro a Napoli, l'avrebbero tolta... tanti non li tolgono ma lui ci aveva il coraggio. Mano ferma in questa situazione. Ci voglio le palle quando la radice s'attacca al nervo...

Brandiva il trapano ispirato. 

Quasi lo ascoltavo. Il popolo è unito contro la placca e lotta e combatte il tartaro. Lo ascoltavo, ma in un frangente ricordai il teschietto e la rosa.

Uscii. Uscendo chiesi fattura.